Contratto di lavoro non firmato, lavoratore considerato a tempo indeterminato
Nel sistema lavorativo italiano esiste un principio di fondo: il lavoro stabile è la regola, quello a termine è l’eccezione. Ciò spiega perché la legge circonda il contratto a tempo determinato di requisiti così rigidi. Ogni volta che un datore di lavoro vuole assumere qualcuno per un periodo limitato, deve farlo nel rispetto di condizioni ben precise, pena la perdita di ogni effetto giuridico della scadenza concordata. Nel caso in esame, infatti, è emerso che la mancanza di un documento scritto e firmato da entrambe le parti trasforma automaticamente il contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato, a partire dal primo giorno di lavoro. La volontà di limitare nel tempo un’occupazione non può essere presunta, intuita o dimostrata attraverso comportamenti o testimonianze verbali: deve essere scritta, firmata e verificabile.
Tribunale di Roma, sentenza n. 1643/2026
Naspi negata alla lavoratrice in gravidanza che non convalida le dimissioni
La Cassazione, nella questione esaminata, ha stabilito che non ha diritto alla Naspi la lavoratrice che presenta le dimissioni durante il periodo protetto per maternità ma che non le convalida (presso l’Ispettorato territoriale del lavoro). Infatti in base all’articolo 55 del Dlgs 151/2001, se una lavoratrice si dimette durante il periodo in cui vige il divieto di licenziamento, ha diritto alle indennità per il caso di licenziamento, ma l’efficacia della risoluzione del rapporto di lavoro è vincolata alla convalida delle dimissioni.
Cassazione, ordinanza n. 6979/2026
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