Sentenze di lavoro

Legittimo il licenziamento per GMO motivato dalla sostituzione del dipendente con l’Intelligenza artificiale

Sebbene sia una prima sentenza (non di Cassazione), segnaliamo uno dei primi casi giurisprudenziali di sostituzione dell’uomo con algoritmo. Il Tribunale di Roma ha ritenuto legittimo un licenziamento per giustificato motivo oggettivo motivato dall’introduzione, in azienda, di un sistema di Intelligenza artificiale incaricato di svolgere attività fino ad allora affidate al personale umano. Nello specifico, una dipendente con mansioni di graphic designer era stata licenziata a seguito di una riorganizzazione aziendale che aveva comportato la soppressione della sua posizione lavorativa. In ragione della crisi economico-finanziaria subita, era stata presa la decisione strategica di efficientare la struttura organizzativa, eliminando e/o ridimensionando tutti i settori non necessari all’attività principale svolta dalla società. L’impresa era attiva principalmente nei settori dello “sviluppo software”, “Cyber security” e “Cyber intelligence”; la lavoratrice non aveva alcuna competenza in tali aree e svolgeva mansioni di design, attività meramente ancillari e complementari rispetto al core business della società. Per le ragioni anzidette, le mansioni di graphic designer della dipendente erano state, in parte, ridistribuite tra il personale già in forza presso la società – affidandole, in particolare, al team leader del settore marketing e al Marketing Manager – e, in parte, assegnate ai sistemi di intelligenza artificiale (a supporto dell’attività svolta dalle risorse umane), con conseguente soppressione della posizione lavorativa della dipendente.

(Tribunale di Roma, sentenza n. 9135/2025)

 

Sì al licenziamento del dipendente molto maleducato con un cliente

 La Cassazione ha sancito la legittimità del licenziamento di un macellaio di un supermercato che aveva insultato e aggredito verbalmente un cliente anziano. Dopo un primo giudizio favorevole al dipendente, la Corte d’Appello ha riformato la sentenza, ritenendo la condotta del lavoratore incompatibile con gli obblighi contrattuali di cortesia e decoro. La Suprema Corte ha definitivamente confermato la validità del provvedimento espulsivo.

(Cassazione Lavoro, ordinanza n. 26440/2025)

 

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