SENTENZE DI LAVORO

 

LAVORO NERO: IRRAGIONEVOLE IMPUTARE SANZIONI AL DATORE DI LAVORO SE ESENTE DA RESPONSABILITÀ.

I giudici del Tribunale di Foggia si sono espressi relativamente al sistema sanzionatorio che regola l’emersione di lavoro nero. I fatti si riferiscono alla accertata omessa preventiva comunicazione di instaurazione dei rapporti di lavoro di alcuni dipendenti, in relazione alla quale il datore era stato diffidato dall’ispettore del lavoro alla regolarizzazione della loro posizione lavorativa.

Tuttavia, per dar modo al datore di lavoro di beneficiare, ai fini sanzionatori, delle condizioni più favorevoli consistenti nell’ammissione al pagamento della pena edittale minima, secondo le condizioni previste dall’articolo 22 del Dlgs 151/2015, con lo stesso verbale veniva diffidato a stipulare un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, anche part time se con riduzione dell’orario non superiore al 50%, purché di durata non inferiore a 3 mesi.

Quest’ultima opzione era stata scelta dal datore di lavoro il quale, però, 15 giorni prima della scadenza del termine dei tre mesi, licenziava il lavoratore interessato per giusta causa.

Da qui l’ordinanza ingiunzione e conseguente cartella dell’Itl relativa alla differenza dell’importo della sanzione amministrativa, tra quella dovuta e quella pagata, determinata dall’ufficio facendo riferimento alla circolare 26/2015 del ministero del Lavoro. Ne consegue che <<…in assenza di un effettivo mantenimento del rapporto di lavoro per almeno tre mesi, qualunque ne sia la ragione, non potrà ritenersi adempiuta la diffida…».

Dello stesso avviso non è la sentenza in esame la quale esclude dalla responsabilità datoriale atti risolutivi del rapporto di lavoro posti in essere dal lavoratore quali dimissioni volontarie, eguagliandoli ad atti non addebitabili al datore di lavoro, come il licenziamento per giusta causa del dipendente che sia incorso in gravi mancanze (come nella fattispecie in questione). 

(Tribunale di Foggia – sentenza del 18 febbraio 2021)

 

AGO NELL’ADDOME, SCATTA LA REINTEGRA SE LA CONTESTAZIONE AL CHIRURGO È FUORI TERMINE

Sei giorni di ritardo nel contestare la violazione disciplinare comportano la reintegra del chirurgo licenziato a causa di un grave errore medico. La Cassazione ha infatti respinto il ricorso dell’azienda sanitaria universitaria di Trieste nei confronti di un dirigente medico mandato a casa per aver lasciato un ago nell’addome del paziente e poi reintegrato perché la contestazione era tardiva.

La Corte di cassazione ha infatti respinto il ricorso dell’azienda nei confronti del dirigente medico accogliendo l’eccezione preliminare sollevata da quest’ultimo secondo cui la Ausl era decaduta dal potere avendo mosso la contestazione scaduto il termine.

(Corte di cassazione, sentenza n. 17603)

Per ulteriori informazioni
UFFICIO PAGHE
tel. 0173/226611
e-mail libripaga@acaweb.it

 

La tua opinione conta

Ti è piaciuto l’articolo?

Rimani sempre aggiornato con le notizie di settore

Unisciti ad ACA

Scopri come associarsi e i tuoi vantaggi

È semplice, inizia da qui