RESPONSABILITÀ SOLIDALE NEGLI APPALTI

Prima di analizzare in concreto le novità intervenute, si propone di seguito una sintesi dell’attuale quadro normativo relativo alla tutela dei crediti vantati dai lavoratori impiegati nell’esecuzione di un appalto.
In termini generali, l’ordinamento giuridico italiano riconosce una tutela dei crediti di lavoro maturati nell’ambito di un appalto mediante una disciplina generale prevista dall’art. 1676 Cod. Civ. e una speciale contenuta nell’art. 29 del D.Lgs. 276/2003.
L’azione prevista dall’art. 1676 Cod. Civ. ha lo scopo di offrire ai lavoratori impegnati nell’esecuzione di un appalto di un’opera o di un servizio una garanzia per il soddisfacimento della retribuzione loro dovuta in caso di inadempimento del loro diretto datore di lavoro, tuttavia nella sua applicazione soffre di alcune limitazioni.
Ai sensi dell’art. 1676 del Cod. Civ., infatti, “Coloro che, alle dipendenze dell’appaltatore, hanno dato la loro attività per eseguire l’opera o per prestare il servizio possono proporre azione diretta contro il committente per conseguire quanto è loro dovuto, fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda”.
Da tale disposto normativo si evince un duplice limite, ovvero che:

• il committente è tenuto a pagare solo i dipendenti dell’appaltatore. Tale meccanismo si applica anche nei rapporti fra appaltatore e subappaltatore (Cass. Civ. Sez. Lavoro, 09/08/2003 n. 12048). Tuttavia, dal tenore letterale dell’articolo, pare escludersi l’azione diretta dei lavoratori dipendenti del subappaltatore nei confronti del committente “principale” (Trib. Torino 01/04/2000);

• il committente è tenuto a pagare quanto di spettanza ai lavoratori solo nei limiti delle somme ancora dovute nei confronti dell’appaltatore al momento in cui il dipendente chiede il pagamento.

Al fine di superare i limiti posti dall’art. 1676 Cod. Civ., è stata introdotta la disciplina dell’art. 29 del D.Lgs. 276/2003 che prevale ed amplia l’ambito applicativo della responsabilità solidale tra committente e commissionario nel contratto di appalto.
Attualmente, quindi, in materia di appalto il sistema cardine della tutela dei crediti vantati dai lavoratori trova fondamento nell’art. 29 della Legge Biagi, al quale si affianca la disciplina codicistica, ex art. 1676. Quest’ultima, infatti, ricopre un ruolo di completamento, quale norma di chiusura del sistema di garanzie a favore dei lavoratori, ovvero trova applicazione in via residuale nei casi non contemplati o non più contemplabili dall’art. 29, co. 2 D.Lgs. 276/2003.

Disciplina co.2 dell’art. 29 (D.Lgs. 276/2003)
Come sopra accennato il co.2 dell’art. 29 del D.Lgs. 276/2003 svolge un ruolo principe nella tutela dei lavoratori impiegati in un contratto di appalto.
Nello specifico, essendo prevalente rispetto alla disciplina ex art. 1676 Cod. Civ., amplia la responsabilità solidale del committente, in quanto fa sì che quest’ultimo risponda in solido con l’appaltatore e con ciascuno degli eventuali subappaltatori dei crediti retributivi e contributivi spettanti al lavoratore che abbia prestato la propria opera nell’esecuzione dell’appalto (senza il “limite” del debito residuo del committente verso l’appaltatore).
Per quanto concerne l’ambito oggettivo, tale comma trova applicazione negli appalti e subappalti di opere e servizi.
Si fornisce di seguito una breve sintesi della disciplina, ponendo particolare attenzione alle modifiche intervenute ad opera del D.L. 25/2017.

Ambito soggettivo
La disciplina prevista dall’art. 29, co. 2, D.Lgs. 276/2003, prevede che il committente sia assoggettato al vincolo solidale unitamente all’appaltatore e a tutti quei soggetti il cui contratto di subappalto dipenda dall’appalto principale secondo uno schema a “cascata”.
Allo stesso tempo, il subappaltatore che assuma la veste di subcommittente sarà a sua volta solidalmente obbligato con i successivi subappaltatori nei confronti dei loro dipendenti.
I prestatori di lavoro potranno così rivendicare l’adempimento non solo dal proprio diretto datore di lavoro, ma da ciascuno dei subcommittenti della filiera contrattuale, fino a risalire al committente posto all’apice della catena d’appalto.
Sfuggono al vincolo solidaristico imposto dall’art. 29, 2° comma del D.Lgs. n. 276/2003 il committente persona fisica che non esercita attività d’impresa o professionale (co. 3-ter art. 29) e le pubbliche amministrazioni (assoggettate alle regole generali sulla solidarietà negli appalti contenute nel D.Lgs. 163/2006)

Soggetti beneficiari della garanzia prestata dalla legge
In generale tale garanzia trova applicazione per tutti i lavoratori che hanno contribuito all’esecuzione dell’opera o del servizio oggetto di appalto o subappalto in forza di un rapporto di lavoro subordinato, parasubordinato o autonomo (per questi ultimi, art. 9, co. 1, D.L. n. 76/2013).

I crediti garantiti
La responsabilità regolamentata dall’art. 29, 2° comma del D.Lgs. n. 276/2003 obbliga in solido committenti, appaltatori e subappaltatori al pagamento dei trattamenti retributivi, comprensivi di mensilità aggiuntive, superminimi, compensi per lavoro straordinario, dei contributi previdenziali, dei premi assicurativi e delle quote di trattamento di fine rapporto maturate in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto o di subappalto.

I crediti esclusi dal regime di garanzia
Restano esclusi dal sistema di tutela, perché integralmente a carico del responsabile dell’inadempimento, le sanzioni civili dovute per mancato o ritardato pagamento dei contributi o dei premi ex art. 116 della L. n. 388/2000, nonché le sanzioni amministrative in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie, consistenti in omissioni od evasioni contributive.
Tra i crediti garantiti non rientrano anche i rimborsi, le diarie e, in generale, tutte le agevolazioni di carattere assistenziale collegate al rapporto di lavoro da un nesso meramente occasionale (ad es. buoni pasto – Cass., 26 maggio 2016, n. 10543; Cass., 6 luglio 2015, n. 13841), oltre le somme dovute a titolo risarcitorio e indennitario.

La responsabilità solidale fiscale
Il committente che esegue il pagamento dei crediti pretesi in forza dell’operatività del vincolo solidaristico è poi tenuto ad assolvere gli obblighi del sostituto d’imposta ai sensi delle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

Il difetto di limiti quantitativi
Il credito garantito dall’art. 29 non è limitato al corrispettivo ancora dovuto dal committente all’appaltatore o al subappaltatore per l’esecuzione del contratto al pari di quanto previsto per l’azione diretta di cui all’art. 1676 Cod. Civ.. Ne consegue che l’integrale versamento all’appaltatore del quantum pattuito nel contratto di appalto da parte del committente oppure l’esistenza di un credito del prestatore di lavoro eccedente rispetto a quanto dovuto dal committente medesimo non vale ad eliminare la solidarietà in capo a quest’ultimo, il quale resta vincolato al pagamento (dei crediti verso i lavoratori) nonostante l’avvenuto pagamento del corrispettivo dovuto in virtù del contratto d’appalto.

La sussistenza di limiti temporali
La garanzia solidale apprestata dall’art. 29 è temporalmente circoscritta, perché destinata a decadere ove non azionata entro il termine di due anni dalla cessazione dell’appalto. In caso di subappalto il termine biennale decorrere dalla cessazione del relativo contratto, indipendentemente dalla cessazione dell’appalto principale.

Modifiche intervenute ad opera del D.Lgs. 25/2017 – in vigore dal 17 marzo 2017

Precedente formulazione e abrogazioni
La precedente formulazione delle disposizioni dettate dall’articolo 29, D.Lgs. 276/2003, se da un lato stabiliva l’esistenza di un’obbligazione solidale tra committenti, appaltatori ed eventuali subappaltatori, alla corresponsione di retribuzioni, contributi e premi assicurativi dovuti al lavoratore in relazione al periodo di esecuzione del contratto (ancora oggi rimasta invariata), dall’altro condizionava tale responsabilità al necessario coinvolgimento processuale di tutti i soggetti impegnati nella filiera d’appalto e la prioritaria esazione del patrimonio del soggetto effettivamente inadempiente, il tutto con possibilità di derogare al descritto impianto normativo attraverso l’intervento della contrattazione collettiva.
Questo modello normativo tendeva alla creazione di un sistema di monitoraggio a catena tra imprenditori in cui il vincolo solidale, ove non escluso dalle parti sociali eventualmente intervenute a disciplinare la materia, rimaneva inderogabile strumento di tutela del credito, (seppur ad applicazione controllata e progressiva).
Il D.L. 25/2017 ha apportato modifiche al co.2 dell’art.29 del D.Lgs. 276/2003 eliminando:
• la facoltà per i contratti collettivi nazionali, sottoscritti da associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative del settore, di limitare la responsabilità solidale individuando metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarità complessiva degli appalti;
• il necessario coinvolgimento processuale di tutti i soggetti impegnati nella filiera d’appalto e il beneficio del committente di chiedere la preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore/subappaltatore.

In precedenza, infatti, la contrattazione collettiva aveva la possibilità di limitare la responsabilità solidale prevedendo l’obbligo, in capo ai committenti, di effettuare uno screening burocratico al fine di assicurare il diligente assolvimento delle obbligazioni negoziali assunte dagli imprenditori implicati nella catena d’appalto (primo periodo comma 2 dell’art. 29).
Inoltre, come già precisato, affinché il lavoratore vedesse corrisposte le proprie spettanze era necessaria la partecipazione in giudizio di tutti i soggetti coinvolti nella catena d’appalto. A ciò deve aggiungersi che il committente chiamato in giudizio poteva eccepire, nella prima difesa, il beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore medesimo e degli eventuali subappaltatori (secondo e terzo periodo comma 2 dell’art. 29). In tal caso, qualora il giudice avesse accertato la responsabilità del committente per il pagamento dei crediti vantati dal lavoratore, l’eventuale azione esecutiva contro quest’ultimo poteva essere intentata solo dopo l’infruttuosa esecuzione del patrimonio dell’appaltatore e degli eventuali subappaltatori (quarto periodo comma 2 dell’art. 29).

La modifica normativa
Con l’entrata in vigore del D.L. 25/2017 il lavoratore (che abbia prestato la propria opera nell’esecuzione dell’appalto alle dipendenze dell’appaltatore/subappaltatore) può chiedere direttamente al committente il saldo delle proprie spettanze e sarà poi il committente a doversi attivare per ottenere dall’appaltatore/subappaltatore quanto pagato al lavoratore.

La modifica normativa intervenuta è orientata ad una maggior tutela dei lavoratori che prima avrebbero dovuto agire nei confronti del proprio datore per veder soddisfatte le proprie pretese e, solo in caso di esito negativo, nei confronti del committente, qualora questi avesse deciso di avvalersi del beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore/subappaltatore.

 

DOCUMENTAZIONE CHE IL COMMITTENTE DEVE RICHIEDERE ALL’APPALTATORE AL FINE DI ESSERE GARANTITO DALLA RESPONSABILITÀ SOLIDALE

✔ Visura camerale aggiornata
✔ Copia del DURC aggiornato (da richiederne l’aggiornamento costantemente). Per i periodi successivi al DURC copia delle ricevute di versamento delle ritenute fiscali e previdenziali relative ai lavoratori occupati nell’appalto
✔ Certificazione attestante il regolare versamento delle ritenute fiscali
✔ Certificazione attestante il regolare pagamento delle retribuzioni ai lavoratori operanti nell’appalto
✔ Copia del libro unico con l’indicazione dei lavoratori operanti nell’appalto o copia della comunicazione preventiva di assunzione. Per i lavoratori neo assunti e non ancora iscritti sul Libro Unico è necessario farsi consegnare il documento UNILAV da cui risulta effettuata l’assunzione nei termini di legge
✔ Per le aziende operanti in base ad autorizzazioni particolari (es. sicurezza, autorizzazioni prefettizie ecc) è necessario richiedere copia delle autorizzazioni ad operare
✔ Documentazione attestante l’esperienza e la capacità professionale (Idoneità tecnico professionale)
✔ Documento Unico di Valutazione Rischi da interferenze (DUVRI) o Piano Operativo di Sicurezza (POS) in caso di cantiere.

  

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