SENTENZE DI LAVORO


IL DATORE PUÒ LICENZIARE PER GMO SENZA NECESSITÀ DI PROVARE LA CRISI AZIENDALE

Il caso in esame ha visto un datore di lavoro che ha dovuto licenziare un dipendente per giustificato motivo oggettivo (gmo), asserendo (e provando), come motivazione, che tali cambiamenti organizzativi potessero apportare una migliore efficienza gestionale e quindi produttiva.

Nel rispetto dei principi costituzionali, i giudici hanno valutato positivamente le motivazioni aziendali stabilendo, dunque, che ai fini della legittimità del licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, il datore non deve necessariamente dimostrare l’andamento economico negativo dell’azienda, essendo sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro, dirette a una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività, determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di un’individuata posizione lavorativa.

(Cassazione Civile, Sezione Lavoro, ordinanza n. 17173 del 26 maggio 2022)

 

LEGITTIMO IL LICENZIAMENTO AL LAVORATORE CHE NON SUPERA IL SECONDO PERIODO DI PROVA

Il caso. Un lavoratore del comparto sanità, dopo aver partecipato a un concorso, era stato assunto da una azienda sanitaria pubblica con contratto a termine di un anno e periodo di prova (di 4 settimane, come da ccnl). Allo scadere del contratto a termine, senza soluzione di continuità, il lavoratore è stato assunto a tempo indeterminato, per la medesima mansione, a seguito di utilizzo della stessa graduatoria precedentemente utilizzata per l'assunzione del contratto a termine. Durante questo secondo periodo di prova (di 6 mesi, come da ccnl) il lavoratore è stato licenziato. Il Tribunale, dopo attenta valutazione della specifica contrattazione collettiva, ha legittimato il licenziamento effettuato da parte dell’azienda.

(Tribunale di Lodi, sentenza n. 81 del 21 aprile 2022)


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