NASPI – IL CONTRIBUTO DI LICENZIAMENTO

Il contributo di licenziamento è dovuto anche:
• per le interruzioni dei rapporti di apprendistato diverse dalle dimissioni o dal recesso del lavoratore, ivi compreso il recesso del datore di lavoro al termine del periodo di formazione (art. 2 comma 32 Legge 92/2012);
• a seguito di dimissioni del lavoratore per giusta causa;
• a seguito delle dimissioni presentate dalla lavoratrice durante la gravidanza e dalla lavoratrice o dal lavoratore (che abbia usufruito del congedo di paternità) durante il primo anno di vita del bambino;
• alle risoluzioni consensuali del rapporto avvenute con conciliazione della controversia relativa alla richiesta di licenziamento per giustificato motivo oggettivo nelle imprese con i limiti dimensionali previsti dal nuovo art. 18 della legge n. 300/1970, sottoscritta avanti alla commissione istituita ex art. 410 cpc presso la Direzione territoriale del Lavoro;
• alla risoluzione consensuale di un rapporto di lavoro per trasferimento ad altra sede aziendale distante più di 50 chilometri dalla residenza del prestatore o raggiungibile in più di 80 minuti con i mezzi pubblici (circ. INPS n. 108 del 10 ottobre2006).

Come precisato dall’INPS nel punto 2 della Circolare n. 44 del 22 marzo 2013 il contributo è scollegato all’importo della prestazione individuale; conseguentemente, lo stesso è dovuto nella misura indicata, a prescindere dalla tipologia del rapporto di lavoro cessato (full time o part time);
• per i rapporti di lavoro inferiori ai dodici mesi, il contributo va rideterminato in proporzione al numero dei mesi di durata del rapporto di lavoro; a tal fine, si considera mese intero quello in cui la prestazione lavorativa si sia protratta per almeno 15 giorni di calendario;
• nell’anzianità aziendale si devono includere tutti i periodi di lavoro a  tempo indeterminato. Quelli a tempo determinato si computano se il rapporto è stato trasformato senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo alla restituzione del contributo dell’1,40%. Nel computo dell’anzianità aziendale non si tiene conto dei periodi di congedo di cui all’articolo 42, c. 5 del D.lgs, 151/2001;
• la contribuzione va sempre assolta in unica soluzione, non essendo prevista una definizione rateizzata.  

NASPI E IL LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA

Con l’Interpello n. 13 del 24 aprile 2015 il Ministero del Lavoro ha risposto al quesito relativo al riconoscimento della NASPI ai lavoratori licenziati per motivi disciplinari ed ai lavoratori che abbiano accettato l’offerta economica propostagli dal datore di lavoro nella c.d. “conciliazione agevolata” ai sensi dell’art. 6 D. Lgs. 23/2015.
Premesso che i requisiti per l’accesso alla NASPI sono:
• perdita involontaria dell’occupazione;
• almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni;
• almeno 30 giornate di lavoro nei 12 mesi che precedono la perdita involontaria del lavoro;

la NASPI viene riconosciuta:
• ai lavoratori che hanno rassegnato dimissioni per giusta causa;
• nei casi di risoluzione consensuale (art. 7 L. 604/66).

Il Ministero (così come già chiarito per l’ASPI con l’interpello n. 29/2013) ritiene che “appare conforme al dato normativo, specie in ragione della nuova formulazione, considerare l’ipotesi di licenziamento disciplinare quale fattispecie della cosiddetta disoc­cu­pazione involontaria con conseguente riconoscimento della NASPI”.

Il Ministero del Lavoro ritiene inoltre possibile il riconoscimento della NASPI ai lavoratori che aderiscono alla procedura di conciliazione agevolata ai sensi dell’art. 6 del D.Lgs. 23/2015.
Pertanto, in entrambi i casi sopra de­scritti, il datore di lavoro dovrà provvedere al pagamento del cosiddetto contributo di licenziamento.

 

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