ASTI-CUNEO: L’OK DAL CIPE RIACCENDE FLEBILI SPERANZE

L’eterna incompiuta potrebbe non essere più tale. L’annosa vicenda della Asti-Cuneo sembra arrivare ad una svolta. Con la firma del via libera da parte del presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Cipe (Comitato interministeriale di programmazione economica) nella giornata di giovedì 14 maggio, il piano economico finanziario del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Paola De Micheli ha aggiornato il lodo dell’ex ministro Toninelli, ponendo fine a una situazione di stallo che risale al 2014.
Sono passati 20 anni dalla revoca della concessione e 8 anni dal blocco dei lavori nel 2012. Quattordici i mesi dalla visita del premier Conte al troncone di Cherasco, quando si era dato il via al lodo Toninelli, poi bloccato dal cambio di Governo. La formula rimane il cross financing, con i 350 milioni necessari per costruire l’autostrada (700 milioni complessivi, comprendendo le opere collegate) che saranno sostenuti dalla concessionaria. La formula di autovalutazione approvata al Cipe consentirà di riattivare le procedure, senza dover attendere ulteriori pareri positivi da parte della Commissione europea su Concorrenza e aiuti di Stato.

Viene fissata la scadenza della concessione autostradale al 2031, con un valore di subentro (in caso di cambio di concessionario) di 345 milioni e di interventi per 346 milioni pagati dalla concessionaria. Con questo accordo il costruttore otterrà il riconoscimento di un valore di subentro complessivo pari a 1 miliardo e 233 milioni, quando nel 2026 verrà rinnovata la concessione della Torino-Milano (per 888 milioni) e della stessa Asti-Cuneo nel 2031 (345 milioni). L’accordo prevede anche un blocco degli aumenti tariffari fino al 2022, con una soglia massima annua di incremento pari al 2,20% a partire dal 2023.

LA CAUTELA DEL TERRITORIO
Per i 9 km mancanti, sono previsti comunque ancora due interventi distinti. Il lotto 2.6 è infatti suddiviso tra il tronco A che collega Verduno con il viadotto di Cherasco, per il quale manca il progetto (tralasciata l’idea originale del percorso in galleria, si ragionerà su un tracciato all’aperto). Per il tronco B tra Verduno e la superstrada di Alba (5 km) sono già stati realizzati il progetto esecutivo e le procedure di esproprio dei terreni da parte della concessionaria. Questa parte potrebbe vedere l’apertura dei cantieri in tempi relativamente brevi. E sull’avvio dei lavori, più che sullo sviluppo delle procedure burocratiche, confidano cittadini e imprese del territorio, prima di sbilanciarsi in nuovi facili entusiasmi, più volte già disattesi in passato.

«Il ministro De Micheli ha mantenuto l’impegno ed i passaggi istituzionali sono stati compiuti – dichiara il presidente A.C.A. Giuliano Viglione, coordinatore del Tavolo delle Autonomie che riunisce sindaci e privati per la tutela, il sostegno e la promozione del territorio – , ma ora viene la fase più importante, cioè aprire il cantiere del tronco Roddi-Verduno e intanto progettare il tronco Verduno-Cherasco. Saremo più ottimisti quando vedremo gli operai al lavoro e l’opera procedere».

“MODELLO GENOVA”
Proprio per accelerare sulla realizzazione, la Regione Piemonte ha chiesto al ministro De Micheli la nomina di un commissario che gestisca l’opera secondo il “modello Genova”, che ha portato alla ricostruzione del ponte Morandi in soli due anni dal suo rovinoso crollo.

 

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