Sentenze di lavoro

Manipola il proprio curriculum vitae

La vicenda ha per protagonista un professore universitario, il quale, interessato a una prestigiosa nomina accademica, aveva dichiarato nel proprio curriculum – ma non nella domanda di partecipazione alla procedura – il possesso di due innovativi brevetti nel suo campo di studi. Pur in realtà non possedendoli, il professore riusciva ad ottenere il prestigioso incarico. L’altro concorrente depositava però ricorso al Tar denunciando che il suo collega non possedeva i suddetti brevetti. Il Tar annullava tutti gli atti ordinando all’Ateneo di avviare le conseguenze di legge. I giudici hanno argomentato che il principio di autoresponsabilità opera in modo rafforzato nell’ambito delle procedure valutative – specie quelle gestite dalla Pubblica Amministrazione – tenuto conto che il curriculum vitae, e quanto in esso dichiarato, rappresenta l’elemento su cui si fonda la valutazione con ragionevole affidamento.

(Consiglio di Stato, sentenza n. 5020/2025)

 

Collaboratore accede abusivamente al sistema informatico della società: condannato

Confermata la condanna del collaboratore che si era introdotto abusivamente nel sistema informatico di una società con la quale aveva instaurato un rapporto di lavoro. A nulla è valsa la difesa dell’imputato circa il fatto di non aver effettuato alcun download dei dati abusivamente visualizzati, perché – sentenziano i giudici – ciò che conta ai fini dell’integrazione del reato è solo l’accesso abusivo, peraltro effettuato – nel caso di specie – attraverso le credenziali proprie dell’amministratore, considerato anche che quelle in possesso dell’imputato non gli avrebbero consentito l’accesso specifico a determinati dati e cartelle.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 31863 /2025)

 

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