Referendum dell’8 e 9 giugno in materia di lavoro

La Corte Costituzionale ha ritenuto ammissibili i 4 quesiti referendari sul lavoro, per i quali sono state raccolte oltre 4 milioni di firme, ed anche il referendum sulla cittadinanza, depositato in cassazione con 637 mila firme.

Sarà possibile votare domenica 8/6 dalle 7.00 alle 23.00 e lunedì 9/6 dalle 7.00 alle 15.00.

Nello specifico, i quesiti in materia di lavoro sono i seguenti:

  1. Contratto di lavoro a tutele crescenti – Disciplina dei licenziamenti illegittimi. Si chiede l’abrogazione delle norme che, per i lavoratori assunti dopo il marzo 2015 in aziende con più di 15 dipendenti, non prevedono il reintegro in caso di licenziamento dichiarato illegittimo dal giudice, ma un indennizzo economico.
  2. Piccole imprese – Licenziamenti e relativa indennità. Il quesito mira ad abrogare parzialmente la norma che fissa un limite massimo (attualmente 6 mensilità) all’indennizzo per licenziamento illegittimo nelle aziende fino a 15 dipendenti. L’obiettivo è di lasciare al giudice la discrezionalità di stabilire un risarcimento basato su diversi parametri.
  3. Contratti a termine – Durata massima e proroghe. Si propone l’abrogazione parziale delle disposizioni che consentono di stipulare contratti a tempo determinato fino a 12 mesi senza una specifica causale. L’intento è di reintrodurre l’obbligo di specificare le ragioni oggettive per l’utilizzo di contratti a termine.
  4. Responsabilità solidale negli appalti. Il referendum chiede l’abrogazione della limitazione della responsabilità solidale tra committente, appaltatore e subappaltatore in relazione agli infortuni sul lavoro. Attualmente, tale responsabilità è esclusa per i danni conseguenti ai rischi specifici dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici. L’obiettivo è di estendere la responsabilità del committente.

Infine, vi è il 5° referendum, sulla cittadinanza italiana, dal titolo “Più integrazione con la cittadinanza italiana”, che verte sulla possibilità di rendere più rapida l’acquisizione della cittadinanza per gli stranieri maggiorenni extracomunitari che risiedono legalmente in Italia da un certo periodo di tempo.

Si ricorda che tali referendum sono di tipo abrogativo: se si esprime il voto “Sì”, vuol dire che la tal legge (o la parte di legge indicata nel quesito) si desidera che venga abrogata (e quindi cesserebbe di avere effetto), se invece si sceglie NO si opta per far rimanere la legge così com’è.

È importante sottolineare che, affinché un referendum abrogativo sia valido, è necessario che partecipi alla votazione la maggioranza degli aventi diritto al voto (il cosiddetto quorum). Se il quorum non viene raggiunto, il risultato del referendum non è vincolante e la normativa posta a quesito rimane, egualmente, in vigore.

 

 

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